Avant de jouer - Palazzo Venezia - Biennale dei licei artistici italiani - Roma


Avant de jouer

Installazione liberamente ispirata al Manfred da Byron-Schumann-Bene (Riadattamento dell'omonima opera di Carmelo Bene messo in scena al teatro Biondo).

Biennale dei licei artistici italiani - Palazzo Venezia - Roma.

Palazzo Venezia - Roma

Dal 15.12.16 al 15.01.16.

Docenti

Franco Reina, Lucia Corsaro

Con la collaborazione per le riprese ed il montaggio video degli ex studenti Roberto Salvaggio e Costanza Arena, tutor e autori, assieme agli studenti e ai docenti, del progetto.

Studenti

Martha Sinagra, Martina Saccone, Georgiana Chiarello, Emanuela Vinci, Silvia Pirrotta – 4E

Alessia Boncimino, Agnese Mulè – 5E

Dajana Barrale, Sara Mancuso – 5C

Valentina Ingrassia, Valentina Tomaselli – 5B

Anastasia Di Lorenzo 5B a.s. 2014-15

Davide Gottardo (Manfred) 5E A.S. 2015-16

L’installazione nasce dallo spettacolo “Manfred” di Byron-Schumann-Bene, realizzato dal Liceo Artistico Catalano in collaborazione con il Liceo Musicale Regina Margherita di Palermo e messo in scena al teatro Biondo di Palermo. Pur essendo ispirato ad un’opera teatrale, “Avant de jouer” è un progetto autonomo che “evoca” i giochi tra possibili realtà che “danno forma” agli spiriti dell’opera di Byron.

"Una mano muove il braccio di un giradischi; il disco gira; la puntina, sul disco, legge il Manfred di Schumann. Prende corpo, dal nulla, il gioco degli spiriti nel teatro, misteriose forze evocate dall’eroe/ protagonista il cui potere, capace di governare tramite la conoscenza le forze spirituali del tutto, è travolto dal veto posto dalle stesse essenze al suo desiderio di oblio, di annientamento della propria coscienza. Gli spiriti si mostrano a colui che li evoca con tutto il loro gioco di seduzione, tragico e disperato per Manfred, perché coincidente con la negazione del suo desiderio. In questo loro gioco seduttivo, gli spiriti della natura, la maga, gli spiriti del male, la morte stessa riconducono Manfred alla coscienza della sostanza di cui è fatto (creta, argilla), il cui fine ultimo, il desiderio di oblio, è soddisfatto esclusivamente nell’atto del darsi la morte, espressione contraddittoria della sua libertà e della vanità del desiderio di liberarsi di ciò che egli è.

Universo parallelo, altra messa in scena, altra possibile allegoria della vita, incessante ed eterno divenire dal nulla al nulla, attraverso cui si creano e ricreano le infinite forme dell’esistenza umana, ciò che in scena non è ed attende, si manifesta. In questo universo parallelo, che si intreccia con l’universo della scena teatrale, senza una reale differenza fra realtà e finzione, gli spiriti sono le giovani donne che attendono e preparano la loro parte. E’ un’altra possibile configurazione della vita che mette in scena un mondo di anonime esistenze intente a compiti quotidiani, in attesa di un regista che le confermi nel loro ruolo, attribuendo loro un potere ed un senso. Raccontano la preparazione e l’attesa gesti consueti, ma decontestualizzati, e quindi privi di senso, perché, apparentemente, fuori dalla scena, privi di una regia: il primo spirito, entità senza forma, mette una calza e controlla il proprio aspetto; la maga prova la sua parte allo specchio; gli spiriti di Arimane, assorti in una solitaria partita a scacchi, aspettano e si annoiano; Nemesi tenta di evocare Astarte dal mondo dei morti scrivendole una lettera, e la stessa Astarte si predispone al pianto di fronte all’amato Manfred ricorrendo ad un espediente; la morte, ripetendo instancabilmente il suo ruolo, chiama a sé tutto, compreso ciò che in vita non sarà mai. Un gioco in cui si intrecciano la scena e la sua attesa, il racconto sensato e non, entrambi possibili modi dell’apparire che sempre di nuovo risorgono capaci di suscitare alla vita altri mondi ed altre possibili storie, così come sempre ricomincia la puntina che legge una musica su un giradischi."

Liceo Artistico|Catalano

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