"A PORTE CHIUSE" di Jean-Paul Sartre

A PORTE CHIUSE di Jean-Paul Sartre

Regia: Franco Reina e Chiara Torricelli Assistenza alla regia: Angelica Lauria Traduzione italiana rivista da Franco Reina Scenografie: Franco Reina con la collaborazione di Davide Di Liberto e realizzate dall’indirizzo Scenografia - sez. E del Liceo Artistico Catalano

Garcin - Nanaji Shakya Ines - Chiara Torricelli Estelle - Alessia Boncimino Cameriere - Lorenzo Davì

Con il patrocinio dell'Institut français di Palermo, del Liceo Artistico Catalano e il Comune di Palermo.


Due donne e un uomo. Niente boia, né fuoco, né graticola o demonio. Non un luogo di orrori e torture inenarrabili, ma un salottino Secondo Impero, senza specchi né finestre, con una scultura in bronzo e un tagliacarte, è il contesto in cui si trovano ad interagire tre persone, introdotte a turno da un cameriere. Garcin, un giornalista donnaiolo, Ines, un'impiegata delle poste omossessuale ed Estelle, una ricca e mondana borghese, si incontrano in quel luogo per un disegno che nessuno conosce. Pian piano si sviluppa fra i personaggi, messi a nudo rispetto alle proprie colpe, una situazione sempre più carica di tensione in cui si irritano sempre di più, aggredendosi a vicenda. Tre individui, ciascuno condannato a subire lo sguardo colpevolizzante, le parole accusatorie, il rifiuto, e a ricevere al contempo il desiderio non corrisposto dell'altro. Tutto si svolge come in una catena chiusa, un "circuito triangolare" senza via d'uscita dove tutto potrebbe accadere. Un trio inseparabile dove l'altro è sia una benedizione sia una maledizione. Garcin, l'unico uomo di questo "triangolo infernale", realizzerà che l'inferno più insopportabile è la relazione con i "prossimi", i "vicini", "gli altri". Laddove si fugge alla solitudine, grazie alla presenza dell'altro, la presenza dell'altro può essere una condanna: "Il boia è ciascuno di noi per gli altri due". I tre si trovano all'inferno, un inferno fuori dalle aspettative convenzionali, luogo di tortura e desiderio reciproco, lungo un intenso rapporto fatto di scontri e approcci, interrotti dalle apparizioni mentali che baluginano sulla scorta della narrazione delle memorie personali. In "A porte chiuse", Sartre arriva a trasmettere il suo messaggio ultimo: "L'enfer c'est les autres", la forma più intensa di tortura si traduce in un contesto reale, e quest'ultimo è determinato dal rapporto con gli altri. Attraverso la tortura psicologica provocata e subita dalle persone, Sartre ci dice che l'inferno non è il luogo della tortura fisica eterna dettata dal giudizio divino, ma quello del giudizio implacablile degli altri su di sé.

Ven 15.02 ore 21:00 Sab 16:02 ore 18:00 - 21:00 Dom 17.02 ore 19:00

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